Benvenuti sul sito di emily liguria

 

Carissime,
si è aperto in questi giorni, e forse era ora, il dibattito sulle donne, sulla loro presenza nella società e sull'immagine che ne abbiamo sui media. Questa discussione me ne ricorda un'altra, di parecchi anni fa. 
Erano i tempi dell'università. Allora mi sembrava che lo studio mi aprisse un ventaglio di possibilità, dipendenti solo dalla mia bravura e dalla tenacia nel portare a compimento il ciclo di studi.
Ricordo un incontro in treno, in uno dei viaggi quotidiani per andare a lezione, con tre donne di una certa età. Due di loro non concepivano, e si era negli anni '80, il fatto che una donna potesse dedicare parte del suo tempo al lavoro e non solo alla famiglia o ai figli. La terza, rimasta vedova e costretta a lavorare per mantenere sè e suo figlio, aveva invece dovuto rimboccarsi le maniche, suo malgrado, e difendeva con me la necessità, prima ancora che l'ambizione, di avere un lavoro.
Ricordo l'indignazione nel sentire certe affermazioni e la mia sicurezza per quello che sarebbero state le mie priorità.

Sono passati tanti anni da allora e che cosa è cambiato? Molte donne lavorano. Nella maggior parte dei casi non solo per necessità ma perchè ne traggono soddisfazione.
In Italia purtroppo sono ancora in poche. La percentuale media di occupazione è del 50%. Siamo lontane, soprattutto a Sud, dalle percentuali medie di occupazione femminile europee e dalle indicazioni dell'agenda di Lisbona, che fissa come obiettivo quello del 60% di donne occupate.

Non giova alle donne la difficoltà nella cura dei figli e della casa, che è ancora, troppo, sulle loro spalle. Non giova la carenza di posti negli asili nido, la scarsità di aiuto dello stato nell'assistenza di anziani o persone non autosufficenti.
Non giova una società, nella quale, nonostante oggi la valorizzazione del merito e delle competenze sia diventata di moda e sia sbandierata da tutti, sono ancora troppo importanti, se non indispensabili per raggiungere posizioni decisionali, amicizie, appartenenze, clientele.
Questa la realtà dei fatti con cui dobbiamo convivere.

Poi c'è l'immagine delle donne. Quella che arriva in buona percentuale dalla televisione, ma anche da giornali, riviste, internet. Quella che contribusce a costruire l'immagine che le stesse donne hanno di sè.  Vi invito a vedere il bel documentario sul 'corpo delle donne'. Come appaiono oggi le donne. Come, spesso, ci tengono ad apparire. Vita reale e immagine si confondono, perchè l'immagine, l'aspetto di una donna, diventano il mezzo attraverso il quale farsi strada, raggiungere quegli obiettivi di potere e di carriera che altrimenti sono difficili da conquistare o addirittura negati.

Quanto le donne sono complici o vittime di questo gioco al massacro? Quanto è colpevole una società e una cultura che ha fatto delle donne solo un involucro vuoto, senza pensieri, intelligenza, capacità.
Dice Miriam Mafai nel suo articolo su Repubblica di martedì 4 agosto, che ci sono in Italia donne intelligenti e che occupano posizioni di rilievo, che hanno raggiunte per la loro bravura e non per la loro bellezza o disponibilità in frequentazioni di uomini di potere.
Dimentica purtroppo che sono ancora poche e lo saranno sempre di più se l'immagine delle donne, che forniamo alle nostre figlie, è quella di essere conformi a un modello di bellezza, giovinezza, disponibilità. Se l'unico argomento di cui le donne sono relegate a discutere è l'abbigliamento, la chirurgia estetica o l'ultima dieta. Se quando siamo fortunate ci è concesso di parlare di aborto, Ru486, fecondazione assistita.

Ho conosciuto nel mio percorso in questa associazione  donne magnifiche, intelligenti, capaci, spiritose, ironiche. Tante che hanno voglia di parlare, discutere, confrontarsi. Su argomenti frai i più disparati, economia, politica, scienza. Non sono relegate ai soli argomenti femminili. Sanno parlare di tutto. Perchè di tante cose si occupano nel loro percorso di vita quotidiano.
Il nostro obiettivo deve diventare quello di far si che siano queste le donne da portare a modello nei media. Perchè le future generazioni, facili ad essere influenzate dai messaggi televisivi, pubblicitari e non, non pensino che fare strada nella vita significhi passare la notte con qualche potente di turno e da lì raggiungere forse una qualche posizione privilegiata in cui le malcapitate,
sperabilmente, si sentiranno inadeguate.

(Alessandra Pozzolini per emily liguria)

Le nostre prossime iniziative...

Facciamoci strada

Il 22 settembre, giornata internazionale senza l'auto, Emilyguria  in collaborazione con il Comune di Genova (Assessorati Città Sicura e Mobilità) e grazie al finanziamento della Fondazione Carige, promuove l'iniziativa 'Facciamoci Strada'.

Il progetto intende sensibilizzare la città sulla necessità di promuovere "l'andare a piedi" - soprattutto da parte dei bambini e per i piccoli spostamenti (come l'andare a scuola)- e valorizzare le iniziative che su questo tema sono già in atto sul nostro territorio.

Sono stati invitati circa 200 bambini delle scuole elementari e medie che giocheranno in  strada quella mattina cominciando da lì un percorso che si svilupperà attravesro percorsi tematici durante l'anno scolastico con materiali forniti in quella sede.

Hanno ad oggi dato disponibilità a realizzare eventi e laboratori  "sulla strada" AMT, AMIU, Biblioteca Da Amicis, CIV XX  Settembre, Polizia Municipale, UISP;

Il mondo attraverso le emozioni, un ciclo di incontri a tema: "Paura", "Dignità", "Speranza".

Emily propone tre incontri su questi tre temi, con relatori importanti, inconsueti, che in questo mento storico così difficile, riconoscano il valore alle parole per rifondarne i significati e ribadire l'importanza che le emozioni hanno nello sviluppo di una persona e quindi di un popolo.

L'idea è nata dal nuovo libro di Dominique Moisi "La geopolitica delle emozioni", come gli stati d'animo possano influenzare le relazioni e la politica internazionale.
"I sentimenti e le emozioni condizioneranno il futuro dei popoli. Bisogna ridisegnare le regole della geopolitica, basata non più sui confini nazionali, ma sulle passioni"

Il primo incontro, "La paura", si è tenuto il 27 aprile 2009 alle ore 18:00 a Palazzo Ducale Sala del Camino.
Sono state con noi, tra realtà e finzione, il vicequestore Alessandra Bucci e Lisa Galantini, attrice e interprete della fiction "La Squadra".
Moderatore Cesare Viel.

Vi segnaliamo...

Il "Festival del Corpo Femminile" dal 8 al 24 maggio al Teatro Cargo.
Eventi e spettacoli su mutazioni, seduzioni e ossessioni del corpo femminile nel Terzo Millennio
(Programma)

La lettera al Secolo XIX della nostra presidente, la senatrice Roberta Pinotti, "Nella lotta delle donne il futuro dell'Afghanistan".

 

Negli ultimi giorni del 2008, con la proposta del ministro Brunetta di alzare a 65 anni l'età pensionabile delle donne si è riaperto un acceso dibattito sulla parità vera o presunta delle donne nella società italiana. Riportiamo qui i contributi al dibattito della Presidente della nostra associazione Roberta Pinotti e del ministro ombra delle Pari Opportunità Vittoria Franco.

Pensioni: Pinotti apre a Brunetta, il senatore del PD "Ok ai 65 anni ma  più tutele per le donne"

L'età pensionalbile delle donne di Vittoria Franco.

Anche Walter Veltroni si è espresso su questo tema: "Il graduale superamento della differenza ..."

Un utile contributo è anche la lettura della Direttiva del Consiglio Europeo del 15 luglio 2006

e la sentenza europea del 13 novembre 2008


Un pò di notizie...



Per compensare i tagli all'Ici e i contributi ad Alitalia quasi azzerati i fondi antiviolenza sulle donne (leggi qui).


La fatica di essere donna...
I dati di uno studio Ires sono chiari: il 77% del tempo dedicato alla famiglia viene dalle donne. Che farebbero più figli, se solo potessero. 

Aborto ci vuole un nuovo alfabeto etico Le riflessioni del ministro della Salute su un tema che infiamma le coscienze di laici e credenti


 Per l'organizzazione degli eventi si ringraziano:

 
       

 

      Webmaster: Alessandra Pozzolini  Grafica: Marta Prisco